Voglio fare il meccanico dell'AI
Primo giorno di ferie, carico l’auto, prendo moglie e figlio, e parto per un paio di settimane di mare nella vicina Liguria.
Ok, non sono veramente in ferie e il quadretto da operaio Fiat anni Settanta è un po’ forzato, ma per il resto sono io ieri.
Poco prima di arrivare si accende la spia di surriscaldamento motore e proprio davanti casa l’auto si spegne facendo fumo e puzza di plastica bruciata.
Lì un po’ Fantozzi al primo giorno di vacanza mi ci sento: se la macchina è davvero morta, cosa possibile visti i duecento e passa mila chilometri, io come ci andrò al mare in questi giorni?
Calma, niente panico, cerchiamo un meccanico e capiamo come affrontare questa cosa.
Ma non ci capisco niente di auto, e di conseguenza ho il terrore di andare da un meccanico e farmi fregare, essere preso in giro con parole di cui ignoro il significato.
Ne trovo uno facendomi consigliare da vicini di casa, magari se gli dico che mi manda uno di loro entro nelle grazie e guadagno la protezione “amici di amici”.
Lo chiamo, gli spiego la situazione e mi dice di andare, non prima di aver riempito d’acqua l’auto e comunque viaggiare ai venti all’ora.
Ci arrivo, scendo dall’auto e inizio a cercare qualcuno, sia l’officina che il cortile sembrano deserti.
Da sotto un’auto sento partire un “Qui”: eccolo, l’eroe.
Mi ci avvicino e lo saluto come se mi trovassi al cospetto di un parlamentare a cui devo chiedere di farmi la grazia e dare un lavoro a mio figlio: timore reverenziale puro.
In effetti non pare gentilissimo, ma c’è da dire che essendo in Liguria è una possibilità che mi aspetto di trovare spesso, quella di non essere trattato come la più benvenuta delle persone.
Lì ci penso: ma perché ca**o ho così paura di chiedere ad una persona che sta lavorando di fare il lavoro per cui lo pagherò?
Mi succede anche dal medico, quando non so niente e ci va di mezzo la qualità della mia vita, e lì onestamente me la accollo questa sudditanza.
Da un meccanico invece un po’ meno, perché ok che ne va della mia libertà di muovermi e dello stato di salute di uno dei beni più costosi che posso avere, però non è questione di vita o di morte.
Anche io ho una competenza verticale in un settore di cui molte persone non capiscono praticamente nulla: perché nessuno ha mai provato questo timore con me? Perché l’auto si può toccare e smontare, mentre un’app o un gestionale no? Non posso metterti sotto il naso un bug e dirti: “Ecco, questo è il pezzo che si è rotto”.
A noi informatici sembra quasi che ci facciano un favore a darci un lavoro, soprattutto quando parliamo con persone non del settore: “visto che tu aggiusti i computer, fammi questo gestionale in una settimana”.
Mi viene il dubbio che, se durante una call riuscissi a far sentire la persona che ho davanti incompetente, anche solo un po’, e a convincerla che le sto facendo un favore accettando di collaborare, avrei molte più soddisfazioni. Soprattutto economiche.
Alla fine se vado a vedere come sono i miei colleghi più “di successo”, soprattutto freelance, hanno sempre un po’ quell’aria da stregone che ti fa pensare “sa cose che io non so e che non mi è dato sapere”.
E mi sa pure che l’AI è la scusa perfetta per creare questo nuovo me: se mi paghi, e tanto, ci metto una buona parola e ammaestro un esercito di agenti al tuo servizio, altrimenti non dico che rischi che Claude ti ammazzi di notte però…
Alla fine l’auto non ha alcuna perdita, quindi è facile che il motore sia andato: conviene buttarla, non ci mette le mani solo per rubarmi i soldi.
Chiedo, giusto per cortesia, se gli devo qualcosa per il disturbo e un po’ più gentilmente di prima mi dice “va bene così, dammi giusto dieci euro”.
A parte che se va bene così non dovresti chiedermi soldi, io contanti non ne ho, ho solo 4 euro in moneta.
Se li è presi.