Ma tu che ne sai

scritto ascoltando:
Wolfgang Amadeus Mozart - Sull'aria, Le Nozze di Figaro Peter Doherty - Arcady

Qualche giorno fa ero sul terrazzo, cercando l’ombra per non crepare di caldo, e arriva la combo perfetta: l’uscita di Opus 5 e il ritorno del mio ultimo cliente da freelance.

Mi chiama infatti il CEO della startup, a quanto pare una botta di interesse da parte di qualche tizio ha risvegliato la cosa tre mesi dopo che erano finiti i soldi.

Io non sapevo come prendere la possibilità di qualche giornata al mese pagata, immerso in questo nuovo presente in cui lavoro a progetti tanto belli quanto non redditizi: mentirei se non dicessi che ho accolto la telefonata con sollievo.

Che bello sapere di ricevere X soldi per X giornate, contro la costruzione di un sistema vago e complesso che non so quanto ci metterà a funzionare, e soprattutto se mai funzionerà.

Inoltre, ogni volta che esce un modello AI di frontiera nuovo, il miglior test che posso fare è un bel brainstorming sulla mia vita (lavorativa, si intende).

Anche perché il modello lo tirano a lucido per fare gli spacconi, e quindi ormai ho capito che nei primi giorni rende come mai più farà.

Apro quindi il buon Claudio e gli tiro giù tutto come al solito, dalla mia strategia a lungo termine fino alla possibilità di tornare a lavorare part-time per qualche giorno al mese.

Mentre aspettavo il verdetto, un vicino spara a tutto volume una canzone trap che urlava qualcosa tipo “pu**ana la galera”, una gran tamarrata che ha reso il momento surreale, facendomi quasi sentire la mancanza di quello che spara musica neomelodica napoletana.

Invece poco dopo un altro vicino fa partire, sempre a tutto volume, una canzone di musica lirica, che mi ha subito ricordato la scena del film “Le ali della libertà”, dove Andy Dufresne si barrica nell’ufficio del direttore e fa partire un brano di Mozart dagli altoparlanti del carcere: sa che è sbagliato, lo fa lo stesso e poi lo paga.

Qui serve a rispondere alla tamarrata trap, e la scena da surreale diventa comica, con il violino che si alterna alla voce con l’autotune.

Arriva il verdetto: Opus è andato dritto al punto dicendomi che sì, la strategia richiede molto tempo e tanto lavoro ma da qualche parte può portare, e sì, un lavoro da qualche giornata al mese è quello che serve a dare sostenibilità al tutto.

Pragmatico e inattaccabile: torna a lavorare part-time mentre giochi a fare l’indipendente.

Non so perché, ma in quel casino tra la musica e quel verdetto ho pensato: ma tu che cazzo ne sai.

presente e futuro
Pure Albert dice di non preoccuparsi

Non posso dire “chi te l’ha chiesto” perché è letteralmente una mia domanda diretta fatta pochi secondi prima, ma ho sentito uscirmi il libero arbitrio prepotente.

Io nel contesto di quella domanda ci avevo messo tante cose, ma tante altre no.

Per esempio che tante volte avevo già provato a lavorare alla mia indipendenza facendo leva finanziaria su lavori part-time.

E ogni volta, le energie richieste da quei lavori andavano ben oltre la richiesta iniziale, fino a che, non volendo rinunciare alla mia vita e al tempo con la mia famiglia, finivo per togliere spazio ai miei progetti.

E quindi poi alla fine va bene così, non bisogna per forza fare sessantamila cose, lavoro da remoto e part-time? Ma tutta la vita, poi si stacca e magari si va a mare.

Poi passano i mesi, un piccolo senso di insoddisfazione cresce e la montagna dei “come sarebbe andata se” è lì che mi aspetta.

Ora sono tre mesi che mi dedico full time a tante cose che sono poco più di esperimenti ancora, ma comincio a intravedere qualcosa.

Qualche prima entrata dal lancio del mio primo SaaS, qualche accordo chiuso per il canale YouTube, ma soprattutto la faccia da culo per vendere alle aziende qualcosa di diverso dal mio lavoro da freelance developer, cosa che continuavo a ripetermi di non saper fare.

Rispetto a prima non è cambiato niente, la voglia matta di qualcuno che mi faccia un bonifico fisso al mese è sempre lì, solo è cresciuta ancora di più la voglia di fare le cose a modo mio.

Ho continuato a dare contesto a Opus, con tutte le volte in cui il freelancing si è mangiato i progetti, e alla fine l’ho portato dove volevo io, come sempre: ancora niente AGI, so essere molto convincente.

Al CEO ho detto che non posso, sto già seguendo troppi progetti: l’unica differenza col passato è che sono tutti miei.

Pure i due tizi si sono arresi e hanno spento la musica. Poco dopo però è partito il vicino con la musica neomelodica napoletana, cantando a squarciagola: vince sempre lui.