Un anno per sta roba?
“Se ci hai messo un anno, non ci siamo proprio…”
Lunedì scorso ho lanciato con un video la mia app, Pensarium.
Andando a vedere le date, tra il primo video del progetto e questo è passato esattamente un anno (e una settimana, per la precisione).
Un anno?? Per fare una web app nell’era dell’AI? Che ha comunque un sacco di bug e cose da migliorare?
Sono andato a rivedere cosa è successo in questo anno.
All’inizio ero gasato, un progetto per studiare l’integrazione AI nelle app con una cosa che mi piace fare, ci sta.
Poi però mi prendo bene con lo sviluppo app desktop, mai fatto in vita mia, fammi provare un po’ di robe diverse.
Quando ho qualcosa di grezzo fatto, mi perdo tra lavori vari, progetti di viaggi con la famiglia, la cosa rallenta.
Ad una certa riprendo il tutto in mano, provo a chiedere in giro qualche parere e viene fuori che le persone vogliono usare l’app dal telefono, frega niente di avere i dati in locale.
Ok, ripartiamo da zero, nuova cartella e facciamo la cosa più semplice, una applicazione web: cosa che avrei fatto in un weekend, e invece inizio a fare dopo 6 mesi. Bene.
Ritiro su tutto, provo prima i db singoli, anzi no è un casino, fammi provare un nuovo framework, l’app mobile la faccio comunque?
Intanto il mondo cambia, Claude Code diventa il maggiordomo di chiunque e inizia a spopolare Obsidian anche tra i manager, proprio quel software che uso da 10 anni e che stavo sostituendo con la mia app.
Ecco, io decido di rifare tutto in un modo e il mondo va esattamente in direzione opposta.
Non solo, nel frattempo si stravolge il mercato, l’idea di fare un’App ad abbonamento sembra un suicidio imprenditoriale, i famosi Saas sono stati uccisi dall’AI.
Ed ecco che nove mesi dopo mi ritrovo un’app ancora non pronta, che usa modelli scarsi che sembrano rotti rispetto ai modelli di punta con cui tutti sono abituati a parlare e con un formato che probabilmente sarebbe invendibile.
Ciliegina sulla torta? Lascio tutti i clienti da freelance per dedicarmi ai miei progetti full time.
Bene, ora quest’app non solo dovrebbe funzionare, ma dovrebbe funzionare pure bene per avere ancora un senso.
L’aver raccontato il progetto online poi ha avuto un doppio effetto.
Da una parte aveva generato aspettativa, almeno nella mia testa.
Cioè, io sono sicuro che non ci fosse nessuno che non dormiva la notte in attesa del rilascio di Pensarium.
Ma per me raccontare qualcosa in video vuol dire metterci la faccia, era come se avessi promesso qualcosa a qualcuno e ora stessi per non mantenere la promessa.
Inoltre quello che era partito come un esperimento, per le persone era diventato la storia imprenditoriale su cui stavo concentrando tutte le mie energie.
A maggio, durante il ritiro nomade, tanti mi chiedevano incuriositi che fine avesse fatto Pensarium, che misteriosi programmi avessi a riguardo ora che ero ufficialmente un imprenditore.
Incredibile, racconti online che ora fai l’imprenditore e parli di un progetto da mesi e le persone associano le due cose: chi l’avrebbe mai detto?
Per me era un progetto che non sapevo manco se portare avanti, un’app che poteva avere senso per me ma che esporre al pubblico voleva dire dedicargli energie, sapendo di non generare chissà che soldi.
Che cazzo di trappola mi ero creato.
Rileggendo tutte queste cose non so esattamente quando ho deciso che Pensarium sarebbe uscito, e che sarebbe diventato un prodotto vero e proprio.
Ricordo però un pomeriggio, un mese fa, in cui mi sono messo offline per fare uno dei miei tanti brainstorming con me stesso e ho dedicato due ore solo a capire cosa fare di Pensarium.
Più ci pensavo e più l’app che mi ero fatto per fare journaling mi piaceva, alla fine volevo un editor minimale per scrivere, la possibilità di fare journaling con la voce e un minimo di AI a punzecchiarmi con le domande per invogliarmi a scrivere.
Non ero convinto sul dedicarci tanto tempo, tra i vari nomi di progetti scritti sul foglio di carta era quello che non sapevo davvero che senso avesse economicamente parlando, e stavo proprio cercando di indirizzare bene i miei sforzi.
La cosa però aveva un nome, un logo e pure un effetto grafico decente, non AI slop, da poter usare per la landing page.
A me l’app piaceva, alle persone a cui avevo chiesto di provarla pure, per quanto nessuno facendo journaling la usasse in maniera compulsiva.
Lì ho capito che avevo un prodotto da poter rilasciare, da poter far usare ad altre persone e soprattutto da poter mostrare come qualcosa di fatto da me.
L’unico freno rimasto era la paura del giudizio degli altri e il bias del tecnico che dentro di me diceva “rifacciamola, proviamo anche l’AI locale, anche sul telefono, facciamo un plugin per Obsidian, rendiamola una skill…”. Un pazzo drogato, sto bias.
Nella settimana prima del lancio faccio cose che avrei potuto fare anche un anno fa, ma che per tutte le ragioni che ho scritto non avevo fatto.
Ed ecco il prodotto confezionato per uscire, con una landing page presentabile e tutte le funzionalità di base presenti.
C’è un metodo di pagamento attaccato, per ricordarmi che i prodotti si possono anche vendere e non solo costruire.
Dopo il lancio ho aspettato nervosamente le critiche, i bug, gli insulti.
Qualche critica è arrivata, i bug ovviamente anche.
Ma è arrivato un sacco di affetto, commenti del tipo “Non ho provato l’app ma complimenti per averla fatta uscire, sembra bella”.
Una pacca sulla spalla data senza giudizio, nessuno stava lì col fucile puntato in attesa.
Rilasciare l’app è stato liberatorio, ha dissolto tante insicurezze e la voglia di creare ha preso una forma nuova.
Non sento la spinta a creare altre mille nuove app, ma la voglia di coltivare questo e gli altri progetti che ho già e su cui non avevo abbastanza fiducia per crederci io per primo.