Il mio giorno 0 da imprenditore

scritto ascoltando:
Pierangelo Bertoli - A muso duro

Prima di partire per il Giappone, mi trovavo in Thailandia e stavo finendo un progetto con un cliente.

Decisi di non cercare altri lavori, di prendermi un paio di mesi liberi per poter godermi di più quel viaggio.

Inoltre all’epoca avevo lanciato i miei corsi, avevo parecchi studenti e quindi mi stuzzicava l’idea di investire più energie in quello e su Youtube: provare a fare l’imprenditore fulltime.

Fu un bellissimo periodo, e forse per la prima volta nella mia vita sentivo la libertà di scegliere a cosa lavorare quando volevo farlo (e in un posto meraviglioso).

Ricordo i tanti esperimenti con GiuPT, il mio primo agent AI, e poi le folli registrazioni di video in giro per Kyoto (ho persino fatto un video “lavoro in un karaoke” mai uscito).

Eppure, per quanto mi divertissi molto, l’ansia di non sapere bene come creare un’entrata sufficiente stava sempre lì da qualche parte della testa.

E quando mi contattò qualche possibile cliente, verso fine viaggio, sentivo la forte voglia che qualcuno mi offrisse qualcosa, qualunque cosa.

Oggi finisce Aprile, finisce la mia unica collaborazione da freelance e domani è la festa dei lavoratori (l’ironia).

Mi trovo in quella stessa situazione, con più esperienza, più competenza ma con entrate zero.

Tutto è diverso rispetto a 2 anni fa, tra guerre, l’AI che fa qualunque cosa meglio di me e il diesel a 2 euro e 40.

Stamattina ho rivissuto la stupenda sensazione di cancellare dal calendario le call ricorrenti che ancora avevo.

Erano poche, manco obbligatorie, ma erano imposte da qualcun altro, un reminder continuo del patto che avevo firmato: tu dacci il tuo tempo, noi ti diamo dei soldi.

Ora che sto mettendo ordine nella mia testa, sento solo voglia di lavorare sulle tante cose che ho costruito in questi anni, anche di sperimentarne di nuove.

Sono meno strutturato di allora, ma è come se avessi un piano molto più chiaro di come far funzionare le cose.

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I coworking che piacciono a me sono gratis

Innanzitutto ho deciso di partire da quello che già ho, perché altrimenti la sindrome da pagina bianca mi terrebbe in stallo per giorni e giorni.

Creare software da far schiantare realmente sul mercato, per vedere cosa succede e fare nuovi esperimenti.

Poi fare qualcosa completamente fuori dalla mia solita comfort zone, con l’associazione Informatici di quartiere, ben sapendo che richiederà tempo per vederne i frutti (e che probabilmente saranno più umani che economici).

Infine quello che per me è stato il motore di tante cose belle che sono riuscito a fare in questi anni, ovvero Youtube.

Mi basta fermarmi un attimo e mi vengono in mente una marea di serie da iniziare, esperimenti da fare, seghe mentali da approfondire in video.

Ecco, qui viene fuori lo stoicismo di strada, quello di base: tutto questo lo posso fare, dipende solo da me, e quindi so che lo farò.

La disciplina la alleno da anni con lo sport e la meditazione, ma il lavoro freelance è sempre stato la scusa per non doverla applicare fino in fondo sui miei progetti.

Cosa succede dopo 3, 6 o 9 mesi così in cui nessuna di queste cose, e di quelle che seguiranno, generano entrate?

Beh, avrei fatto una montagna di cose, conosciuto un sacco di persone, imparato qualunque cosa.

Come si fa a non essere gasati davanti a questa prospettiva?

È come se avessi deciso di investire 10k in un megacorso che ti garantisce formazione, portfolio e networking.

In 6/7 comode rate.