Il rischio di essere felici

scritto ascoltando:
REM - Half a world away Radiohead - The Bends

Stare in mezzo alle persone ha il fantastico potere di farmi mettere in discussione la mia vita, ogni volta.

Sabato alle 7 del mattino ero sul pullman per una gita con mio figlio al Museo della Magia di Cherasco, nelle Langhe.

Due ragazzi di 16 anni guardavano un tutorial di magia, una signora davanti a me urlava “Si, ho 41 anni!” convinta di dimostrarne meno, l’organizzatore single raccontava le sue avventure a 3 papà sbavanti.

Io stavo facendo quel che faccio sempre quando sono in mezzo a tante persone che non conosco: fingevo di dormire.

Mi ero alzato alle 5.30 per riprendere il discorso con Codex su come replicare la memoria umana nella mia app Pensarium, erano giorni che non pensavo ad altro.

E mentre ero lì che ascoltavo queste persone parlare sostanzialmente di niente, ho pensato: forse hanno ragione loro.

La maggior parte probabilmente stamattina si è alzata senza pensare al lavoro, solo al dì della festa, come diceva il poeta.

Io invece mi sono svegliato come succede da anni, perso completamente dietro ad un qualche mio progetto.

Mi sono fermato a riflettere: quanti anni sono che non passo un periodo senza pensare a niente, chiudendo lavoro e progetti alle 18? Forse non è mai successo.

Si, mi prendo spesso delle pause da tutto, arrivando ai ritiri in completo silenzio, ma è come se tutto fosse un grande flusso.

Arrivati al museo ho messo da parte Codex e il sogno da operatore informatico in Comune, per immergermi nella giornata padre-figlio.

A guidarci c’era il fondatore del museo, Mago Sales: un prete-mago ultra ottantenne che parlava e camminava con molta fatica.

Ci raccontava di come quel museo fosse il più grande d’europa (l’avrà ripetuto 4 volte) e rappresentasse anni e anni di incontri con grandi maghi, viaggi per il mondo e donazioni varie.

Dopo un paio d’ore di visita, finalmente spensierato insieme a mio figlio, alcune foto mi hanno colpito moltissimo.

mago sales
Il Mago Sales

Era il mago-prete (o prete-mago) da giovane, durante una delle tante missioni fatte nella sua vita, intento a fare un trucco di magia a una marea di bambini sorridenti.

Era pieno di foto del genere, ed è come se per un secondo tutta quella vita mi si parasse davanti agli occhi in maniera concreta, anzi sembrava quasi l’intero museo l’avesse raccontata.

Quel ragazzo ora è un signore anziano che aveva viaggiato per tutto il mondo, mescolando magia e religione (in altra epoca non sarebbe finita bene) e ora aveva tirato su un museo di livello internazionale.

Come si può prevedere una vita del genere, per quanta fantasia e ambizione uno possa avere?

Non ero colpito tanto dal museo o dalle missioni umanitarie, ma dal fatto che fosse una vita completamente fuori da ogni standard.

E così mentre guardavo le foto, con lui in live di fianco, ho pensato: anche io voglio questo, anche io voglio seguire la mia traiettoria, qualunque essa sia.

A paragonare la mia vita a quella degli altri vincono sempre le mie insicurezze, finisce che prendo qualche decisione che non avrei voluto davvero prendere.

Davanti a quelle foto il paragone non era con “farei anche io il prete-mago missionario” ma anche io vorrei essere libero di seguire il mio percorso, per quanto assurdo possa sembrare da fuori.

Mi sono sentito autorizzato a trovare bello svegliarmi alle 5.30 del mattino per parlare con Codex, inventarmi nuovi progetti da raccontare in video oppure organizzare un mese in camper in Spagna.

Oggi è giovedì, non ho idea di cosa stiano facendo le persone che erano con me in pullman (o cosa faccia il Mago Sales), ma io sono in camper in provincia di Arezzo, mentre scrivo questi appunti.

È giusto? È sbagliato? Sarebbe meglio avere un lavoro fisso? Sto sprecando soldi? Dovrei scendere a compromessi? Dovrei rischiare di più? Non lo so e non mi interessa.

Però voglio dire, se un prete può fare il mago, potrò io fare il ca**o che mi pare no?