Sono rimasto senza clienti

scritto ascoltando:
Placebo - Every You Every Me

Sto vivendo dei giorni surreali.

Mi trovo nel parcheggio di Disneyland Paris col camper, dove viene sparata musica dei cartoni h24 pure nei bagni.

Tra un giorno di visita e l’altro, ieri mi sono messo a lavorare per l’unico cliente rimasto.

E succede con una call quello che ipotizzavo da tempo: per mille motivi, la nostra collaborazione deve cambiare.

Non tra qualche mese, non dopo l’estate, da settimana prossima.

L’unica mia entrata sicura viene meno.

videogame a Parigi
Un ignaro me pochi giorni prima

Questi sono pensieri a caldo, ma forse scriverli mi aiuta a iniziare a ragionarci.

Istintivamente, la reazione è stata: finalmente, ci siamo, è quello che volevo.

Poi è scattato subito il meccanismo del rimanere senza clienti: devo trovarne di altri, anche solo un progetto, anche solo una cosa piccola.

Ma al solo pensiero di fare l’ennesima call, entrare nell’ennesima repo sconosciuta, avere una nuova lista di task da fare ho fermato tutto.

Qua sorgono subito due domande: allora perché non hai mollato tu prima e soprattutto come pensi di generare entrate in fretta (stupidi soldi).

La prima risposta è facile: mi è mancato il coraggio.

In fondo riuscivo a portare avanti tante cose mie, anche se non al 100% libero, e il trade off mi sembrava funzionare.

Alla seconda non ho alcuna risposta, e banalmente non ho ancora avuto il tempo di sedermi e fare un piano di business sensato, valutando tutte le mie finanze per strutturare questo periodo.

Mi raccontavo che l’andare davvero all in mi affascinava, che mi servisse quel senso di paura per poter davvero mettere me stesso in tutti questi progetti, non trattarli da side project.

Ma sotto sotto pensavo: “facile fare questi ragionamenti mentre ho ancora chi paga le fatture, la realtà sarebbe ben diversa”.

Invece la reazione a caldo è una sola: non sono mai stato così contento di rimanere senza soldi e lavoro.

Se ci penso razionalmente è da irresponsabili, ma non ci posso fare niente, sono stragasato.

La verità è che me la sono sempre cavata, e a forza di cavarmela ho acquisito la fiducia che mi serviva.

A forza di fare cose, conoscere persone, acquisire competenze, le cose succedono.

Questa volta però, al contrario di quello che ho fatto in passato, non voglio farmi guidare né dall’insicurezza (accettare un lavoro perché porta soldi) né da decisioni poco ragionate (non avere una visione nei progetti che faccio).

La cosa divertente? Tra pochi minuti torno dentro Disneyland, uno dei posti dove è più facile spendere soldi al mondo.

Il caffè annacquato a 3 euro e 80 sarà uno degli ultimi lussi che mi concederò per un po’, e va benissimo così.