Una nuova sindrome dell'impostore
Nel primo weekend a Parigi, grazie alla pioggia, ho di nuovo smontato Pensarium, l’app che sto costruendo da mesi ormai, con l’obiettivo di darla in mano agli utenti.
Non so manco più quante volte ho “annunciato” che l’avrei rilasciata in beta e poi la rifacevo quasi da zero.
Stavolta però mi sono proprio domandato: ma ha ancora senso far uscire sta roba?
Perché nel frattempo, nei mesi passati, il mondo AI è cambiato molto, il modo in cui viene usata anche e Pensarium era nata in un momento precedente.
Ma mentre usavo l’app, mentre ci scrivevo sopra mi sono reso conto che mi piace com’è venuta, mi piace anche l’idea di iterare sulle logiche AI.
Ma allora perché cavolo ho così paura di farla usare alle altre persone?
Nel corso di questi mesi ho avuto dubbi su ogni cosa.
La faccio tutta in locale? No, meglio poterla usare online ma fammi cambiare linguaggio.
Poi un senso di inutilità del progetto stesso: non è meglio un obsidian collegato a Claude Code? E OpenClaw? E parlare direttamente con GPT come fanno tutti?
Prima di decidere se abbandonarlo, dopo un weekend a lavorarci ancora e 4 review di sicurezza quasi compulsive, mi sono messo ad utilizzare l’app un po’, lasciando perdere per un attimo tutto.
E mi sono accorto che mi piace, sia come risulta scriverci su sia le interazioni con l’AI.
È una cosa diversa, non voglio risposte dal journaling, voglio un bel posto dove scrivere o parlare e un punto di vista diverso su questi pensieri.
Ad un certo punto Tiziano, l’agent che ricorda Terzani che ho inserito, mi ha dato una risposta bella, profonda, anche poco precisa ma in qualche modo più interessante di quanto faccia Claude, che ormai è l’amico intelligente che sa tutto.
E questo mi ha fatto dire: ok, la voglio continuare a fare per me.
Quindi ho mandato il link alle prime persone, e ora lo manderò ad un’altra 50ina di persone.
Forse alla fine ho assaporato un nuovo tipo di sindrome dell’impostore, questa volta da imprenditore.
Non avevo davvero paura di un’app piena di bug (ce li ha, ma ho fatto di peggio).
Avevo paura di espormi con un prodotto interamente pensato, creato e distribuito da me.
Fare youtube, lanciare eventi e corsi di formazione forse era ancora troppo vicino al mio essere un dev professionista, o più incentrato sulla comunicazione.
Qui ho giocato per la prima volta un gioco completamente nuovo, anche continuando a raccontarmi che lo facevo come esperimento e che non mi frega di vendere.
Mi sento di nuovo ingenuo e stupido come lo ero da junior dev, e questo mi fa venire voglia di fare più esperienza possibile.
Come mi ha scritto poco fa un amico, che mi regala consigli da “senior”, è un’opera in più di cui sono orgoglioso che posso mostrare al mondo.