Tra AI e monaci digitali

scritto ascoltando:
Keane - A Bad Dream Saule feat Charlie Winston - Dusty Man

Ieri mattina alle 7.30, il treno era ancora nello stato “pronto a partire”, mezz’ora dopo l’orario di partenza.

Mi affaccio e vedo in corridoio il responsabile del treno (non so se si chiami davvero così) accerchiato da 10 persone.

“Dobbiamo cambiare treno e non so quando arriverà. Davvero signori, non so nient’altro”, ripetuto a chiunque.

Io scendo e onestamente non ho idea di cosa dovrei fare, dove dovrei aspettare aggiornamenti.

Intanto una signora con la scritta “Living my dream” bestemmia contro il tizio-trenitalia perché lei ha un appuntamento e lui non può dirle che non sa come dovrebbe fare, deve risolvergli il problema.

Scendiamo dal treno e tutti i passeggeri accerchiano il tizio, con il livello di rabbia che diminuisce all’allontanarsi dal centro del cerchio.

Penso che vabbè, la gente già è incazzata dalla vita, figurati mentre va a lavoro.

Io non ho fretta, sto andando a Bologna ad una fiera sul futuro del paese, We Make Future, dove mi aspetto di rivedere qualche amico, conoscere qualcuno di interessante e far bella figura venerdì al mio talk (che ovviamente non ho ancora preparato).

In soldoni, non ho fretta.

Nel mentre, un treno identico a quello rotto arriva sul binario alle nostre spalle, e tizio-trenitalia finalmente alza un dito sulla folla e lo indica, è il nostro.

Rimango stupito, mai avrei pensato che un problema come frecciarossa-rotto si potesse risolvere in 45 minuti, senza dover neanche cambiare posto o sedermi a terra (storia già successa).

Arrivato a Bologna, scampato il pericolo giornata in stazione, trovo prima il buon Gianluca Lomarco che mi raccatta, poi in sequenza tanti altri amici del ritiro nomade e via, si entra nel futuro.

futuro
Meglio se non ce l'hai, l'ai.

Il futuro in questione è rappresentato da decine e decine di startup, ognuna col suo banchetto e l’entusiasmo del founder pronto a raccontarti tutta la storia.

Per uno che sta sviluppando un’app che pochi si calcoleranno e che vuole capire come si gioca al gioco delle startup, la curiosità è tanta.

L’anno scorso non avevo guardato al mondo startup con questo interesse, ero più impegnato a sentire i talk di Molteni e della Slim Dogs.

Cammino con gli occhi bassi a leggere i nomi sui banchetti, cercando qualcosa che mi attiri.

Mi sento come succede appena entrato in libreria, in cui scorro i libri senza sapere dove fermarmi per un bel po’, finché non mi decido a sfogliare il primo e da lì inizio davvero a scegliere cosa comprare.

C’è un problema però, che mi manda un attimo in confusione: c’è la parola AI dappertutto.

Una distesa di agenti, bot, assistenti, AI che fa cose da AI ovunque.

Pure chi non si occupa di AI ha comunque sentito l’obbligo morale di metterci un riferimento di qualche tipo sopra.

Molti loghi mi sembrano palesemente fatti con l’AI (cosa che posso pure capire, lo faccio anche io, ma alcuni sono fatti pre-modelli decenti e si vede).

Senza rendermene conto, è finito il padiglione e non sono riuscito a trovare la curiosità di chiedere a nessuno cosa stesse facendo.

E la cosa mi dispiace, sicuramente ci sono tantissime realtà lì dentro super interessanti, da cui imparare qualcosa o anche solo sentire una persona con una storia interessante.

Ma quanto rumore, quanti wrapper di un llm, quanta fomo tradotta in caos totale.

Una cosa positiva c’è: immaginandomi un piccolo stand col logo di Informatici di Quartiere penso che saremmo spiccati per originalità.

Ma pure Pensarium, che vedo come poco più di un esperimento di prodotto e che non sbaglierei a metterlo tra i “wrapper”, penso che non avrebbe sfigurato qui in mezzo, e onestamente non so se la cosa sia positiva oppure no.

Alla fine la scritta che attira la mia attenzione è “Monaci Digitali”, un progetto che ha creato in un convento un coliving con coworking dove fare anche digital detox.

Non avrà il piglio per diventare una startup vera, ma sicuramente può diventare meta di un viaggio o di un ritiro nomade, decisamente più interessante per me.

Ora finisco di scrivere, bevo il caffè e si torna alla carica.

Da freelance cercavo startup a cui lasciare il contatto, da wannabe imprenditore di sto ceppo andiamo a caccia di storie interessanti.

E mi sa che in qualche modo le sto ancora cercando con gli occhi di chi vede wrapper ovunque, invece di capire chi ha più possibilità di arrivare da qualche parte, wrapper o non wrapper.