L'AI e il paleolitico
Sono giorni che ovunque guardi su internet ci sono video di COSE INCREDIBILI fatte con Fable 5.1 e Astra, più riflessioni varie su come si sia vicini all’estinzione per colpa dell’AGI.
Mentre stavamo in campeggio, nel weekend mi ero messo a fare esperimenti con questi nuovi modelloni, soprattutto con GPT Astra.
Sabato, proprio nel mezzo di una pianificazione per fare una super app di filosofia, mi sono ritrovato in un workshop sul fuoco, su come si accenda alla maniera degli uomini del paleolitico, con arco e paglia.
Così sono passato dal capire come estrarre conoscenza dai libri e collegare tra di loro le correnti di pensiero a come scegliere il legno giusto per le diverse fasi: quello morbido contiene aria e prende meglio, ma sempre sempre secco, mai bagnato.
È stato rigenerante, oltre che interessante, passare dall’essere sommerso di risposte da Astra a una persona sola a parlare sotto un salice, mentre faceva uscire fumo sfregando un pezzo di legno.
Ci siamo poi trovati a chiacchierare tutti, solita domanda (che lavoro fai), ed eccoci a parlare tutti di AI, di nuovo.
“Io mi rifiuto di usarla, dobbiamo essere noi a smettere per primi” ha argomentato un ragazzo che faceva il militare di professione.
“Pure io, tanto alla fine sbaglia sempre” ha fatto subito eco la moglie.
“Che poi” ha aggiunto “ogni volta che devo fargli fare un’immagine gli devo ripetere le cose e alla fine non fa quello che avevo chiesto”.
Immerso com’ero in questi giorni nei discorsi di AGI e di modelli automiglioranti, pensavo solo: raga, qua sta per crollare tutto, altro che non usarla.
Tu stai letteralmente scrivendo una chat in cui chiedi di farti un’immagine, quello te la fa, ci mette pure i testi: hai idea di cosa voglia dire? E hai presente cosa può succedere tra un anno?
Mentre iniziavano a darsi ragione a vicenda, mi è quasi venuto il panico di chi sa qualcosa di gravissimo ma nessuno intorno sembra accorgersene.
È come se io e tutti quelli come me, che seguono sto mondo infame di AI ogni giorno, avessero un canale acceso che racconta giorno per giorno cosa succede dentro il progetto Manhattan, con Fermi e Oppenheimer che vloggano mentre creano l’atomica.
La gente lo sa che c’è questo canale, ogni tanto al TG lo dicono che sta roba è pericolosa, ma poi tutti a riderci sopra, che l’ultima volta ha consigliato un ristorante che in realtà ormai è chiuso.
E io, come nella scena del film Oppenheimer, vedo l’impiegata di banca trasformarsi in disoccupata, il bambino che non risponde a niente senza prima chiedere a ChatGPT, persino il militare con i sensi di colpa da guerra ibrida.
Poi però mi ripiglio, quasi mi sento confortato dai loro discorsi: sto esagerando, c’hanno ragione loro.
Cioè, alla fine in due giorni avevo solo visto montagne di grafiche 3d fatte in pochi minuti, che sarà anche tanta roba ma anche sticazzi.
È vero, per un informatico e nerd come me fare un App che mi permette letteralmente di farmi spiegare la filosofia dai filosofi, partendo da una mia domanda è sì fantascienza, ma di nuovo: sticazzi che la fai in un giorno invece di sei mesi.
Mi sono messo a chiacchierare con il ragazzo che aveva tenuto il workshop.
Mi aveva trasmesso il suo entusiasmo su alcuni gesti che ci portiamo dietro da quando eravamo uomini del paleolitico, come accendere un fuoco con rami intrecciati anche di notte sotto un diluvio (storia vera).
Da poco aveva scritto un libro sull’argomento, frutto di anni di studio, e allora abbiamo iniziato a parlare anche di scrittura, soprattutto dopo che quel libro l’ho comprato e mi ha pure colpito per come era scritto.
“Ma sai che l’AI l’ho pure usata per fare ricerche e alla fine gli ho pure chiesto di attaccare le mie tesi del libro”, mi ha detto dopo aver saputo di cosa mi occupo, “mai per scrivere però”.
Quello che mi ha colpito ancora di più lo ha detto dopo: “Anche mio fratello è informatico come te, infatti gli ho chiesto di farmi fare queste prove con i modelli migliori che usa lui”.
Era lontanissimo dalla bolla di “meglio codex o claude code?” ma aveva sfruttato l’AI per lavorare meglio e più velocemente, e nella maniera giusta, ironia vuole per parlare di uomini primitivi.
Sono rientrato nel mio solito mood.
In quel gruppo di persone mi sarebbe piaciuto spiegare che è una cosa grossa, che bisogna capire come funziona, non sottovalutarla o pensare che si possa ignorare e basta.
Ho preferito lasciar stare, io per primo sono in bilico tra vedere l’AI come acceleratore di creatività, come una sorta di esoscheletro del cervello, e come la cosa che tra due anni lascia a casa mezzo mondo.
Un giorno mi domando cosa ci sto a fare io, se tanto un modello già oggi risolve problemi matematici irrisolti da secoli.
Il giorno dopo mi metto a fare un robot da zero con mio figlio perché abbiamo al nostro fianco un esperto a cui chiedere di spiegare qualunque cosa in maniera semplice.
E poi c’è chi studia l’uomo primitivo, e sfrutta Claude per farsi contraddire i suoi studi, per cercare di migliorare il suo lavoro.
Quel giorno ho lasciato perdere.
Abbiamo continuato a chiacchierare, accerchiati dalle locandine del campeggio, tutte fatte rigorosamente con ChatGPT.