La libertà di non fare un ca**o (flusso di pensieri)
A seguire il flusso dei miei pensieri di questi giorni, riportato in maniera fedele.
Il lancio di “Informatici di quartiere” mi ha gasato, però ogni cosa fatta sblocca altre quattro nuove cose.
Devo pure gestire e rompere le palle ad altri per aggiornarci, già mi manca il freelancing in solitaria.
Ma serve per lo slancio iniziale, giusto qualche mese per settare tutto poi andrà col pilota automatico, tante persone a fare ognuno la sua parte… oppure sarà pure peggio?
Però mannaggia, Pensarium rimane indietro! Ho giusto un paio di cose da fare per darlo in mano a un po’ di gente a scassare, mi servirebbe solo una giornata dedicata a quello.
Aspetta però, la cosa più importante è Youtube! Ci sono una marea di video che vorrei fare, anche solo mettermi in live con 3/4 persone a cazzeggiare su coding, stampanti 3d e gossip di Youtube Italia (Danny e Dufer contro Wesa avrà nuove puntate?).
In tutto questo l’unico cliente con cui collaboro, che paga le bollette, è in fase di rilascio app sugli store. Vuoi che fosse un periodo tranquillo?
Che poi senza clienti potrei focalizzarmi sulle mie cose per fargli generare qualche soldo, ma senza soldi poi riuscirei a farle lo stesso volentieri o morirei d’ansia e finirei per odiare tutto? Che cavolo di deadlock.
Pure la lista di messaggi/mail da persone che mi chiedono cose si allunga, già lo faccio gratis, ci manca pure che pensino mi senta stocazzo.
Aspetta, Codex quindi è meglio di Claude Code? Il piano da 20 euro dici che basta per fare tutto? Ci risparmierei 80 euro…
Come la fisso la stampante 3d nel camper? Soprattutto quando freno che non vada in avanti, ma pure il plexiglass per i fumi… Ci faccio un video? Frega solo a me sta roba, magari no.
Ferma tutto.
Respira.
La meditazione mi ha insegnato che io non sono i miei pensieri.
Ma me lo dimentico in fretta, devo starci sempre attento.
Ma in tutte queste liste di cose da fare, tra progetti personali fighissimi e lavori noiosi ma obbligatori, dove sta il tempo per vivere?
Viaggiare, passare tempo con mio figlio, camminare nella natura, suonare, leggere, anche non fare niente (ma farlo benissimo).
Tutte cose belle che ho sempre messo tra il “le faccio appena finisco la mia lista” oppure “le farò quando avrò fatto exit/saas/megasoldi”.
Ho lavorato tanto per avere più libertà, troppo spesso mi sono ritrovato ad utilizzare quel tempo per lavorare a progetti per poter avere ancora più libertà: altro loop infinito.
Quindi passeggiare con mio figlio quando c’è il sole, non quando ho finito. Darmi alla stampa 3d per il gusto di farlo, il video lo farò un’altra volta.
Dannata produttività, ha fatto più danni dei social (forse).
Quindi va bene, i miei progetti rallentano, il freelancing sfruttiamolo ancora per pagarci tutta la baracca.
Ma abbassiamo drasticamente il budget dei prossimi viaggi, un campeggio low cost sulle Alpi è già tanta roba, così possiamo prendere qualche rischio in più e usare il freelancing solo quando serve.
E forse va bene mandare domani le mail per sentire quell’ente che serve sentire, Pensarium magari lo lanciamo strapieno di bug, tanto è una beta no?
L’importante per i miei progetti è non mollarli, coltivarli lentamente, avere una traiettoria che sopravviva senza bruciarmi in 2 settimane.
Lo so che molto di quello che ho costruito lo devo al tanto lavoro che ci ho messo, e questo non posso far finta non esista.
Ma prima avevo anche più paura di prendermi dei rischi, mollare un lavoro era una questione di vita o di morte.
Oggi preferisco vivere con meno e rinunciare a dei lavori di altri, piuttosto che non passare tempo con la mia famiglia o rinunciare ai miei progetti.
Ma visto che ora la cosa più difficile per me sembra quasi essere cazzeggiare, direi che è un ottimo motivo per impegnarmici di più.