La libertà di fregarsene (e mettere una stampante 3D sul camper)
Settimana scorsa ho cercato su Google: “Si può montare una stampante 3D sul camper?”
Incredibilmente non ho trovato molti risultati utili, ed è una cosa che mi succede spesso.
Esempi decisamente più interessanti: si può lavorare viaggiando?, come si diventa imprenditori?, posso fare il freelance part-time?, si può vivere viaggiando con un figlio?.
Il problema è che sono domande che non posso fare facilmente ad un amico, peggio ancora ad un parente.
In alcuni casi perché la risposta “io che cazzo ne so” è più che sacrosanta.
Ma più spesso perché mi capita che siano domande che nessuno della mia bolla sociale si sia posto prima.
Ora, sarebbe lecito aspettarsi che se uno non si è mai posto una domanda non sappia rispondere, fine.
Invece nella maggior parte dei casi ricevo risposte sul perché la cosa che voglio fare non sia possibile farla.
All’inizio mi ci scontravo, poi ho capito che si tratta di un meccanismo di difesa della loro realtà, che senza volerlo metto in discussione.
Ma ho anche capito che è esattamente la stessa cosa che faccio io, anche davanti alle mie stesse domande.
E allora mi chiedo: quante domande non mi faccio per paura di dover mettere in discussione la mia realtà?
Perché se la realtà che sto vivendo non mi piace, sarebbe molto più rasserenante sapere che non ci sono alternative.
La vita in ufficio fa schifo, ma d’altronde nella vita bisogna lavorare e il mio lavoro posso farlo solo in ufficio.
Lavorare per altri è una rottura, ma d’altronde se non sei figlio di imprenditori o non hai conoscenze non puoi metterti in proprio.
Bello vivere viaggiando, ma se non sei ricco di famiglia non puoi farlo.
Figuriamoci poi se hai un figlio!
Sarebbe tutto più semplice: magari si potesse fare! Ma non è così, quindi tuttappò.
Però a forza di intestardirmi a cercare le mie risposte, la voglia di farmi nuove domande è cresciuta.
Anche quando le risposte non sono belle come pensavo, anche quando scopro che qualcosa non fa per me.
Ho la fortuna di essere libero di esplorare qualunque mia idea, senza doverla giudicare giusta o sbagliata.
E nel farlo posso osservare le risposte che arrivano da chi ci è già passato, senza dover per forza prenderle come verità assoluta.
Inizia ad essere sempre più divertente spostare il livello di assurdità delle domande sempre un po’ più in là.
Tutto questo per dire che la stampante 3D l’ho comprata prima ancora di sapere se potessi metterla sul camper.
Che poi voglio dire, nel peggiore dei casi la rivendo, quindi perché preoccuparsi troppo?