Senza entusiasmo, che fine fanno i miei progetti?
È un po’ di tempo che ho deciso di misurare la qualità dei progetti che seguo, di vita e lavoro, in base al metro dell’entusiasmo.
Questo mi ha aiutato a filtrare molto, eliminare clienti, abbandonare progetti morenti e far nascere cose belle.
Ora mi ritrovo con una lista di progetti abbastanza ambiziosi, non troppo soffocante e totalmente scelta da me.
Una bella situazione che mi sono costruito in anni e anni.
C’è un problema però: in questi giorni nessuno di questi progetti mi ha dato un minimo di entusiasmo.
E questo è un problema.
Perché non avere nessuno che ti dice cosa fare è il bello di lavorare ai propri progetti, ma questo vuol dire che se non li fai tu non succede niente.
E quando decidi di voler fare solo quello che ti entusiasma, e perdi l’entusiasmo, rischi di bloccare tutto.
È in questi momenti che mi chiedo: ma non sarebbe più facile lasciar perdere tutto e godersi la vita e basta?
Trovare una collaborazione che checcki qualche flag (remoto, flessibile, non fulltime), fatturare e lasciar tutto il resto del tempo a famiglia e viaggi?
Purtroppo da lì ci sono già passato, e so che poi la mancanza di controllo totale e la mancanza di una mia progettualità mi ucciderebbe ancor di più.
Quello che sto cercando di fare è molto complesso, praticamente lavorare part time e solo su progetti miei, mentre viaggio con la mia famiglia.
Bellissimo da realizzare ma più complicato di quanto sembri.
Forse è in questo corto circuito che inizio a capire cosa vorrebbe dire creare un’azienda, qualcosa che non sia io e che sopravviva oltre al mio reale lavoro.
Lo sto iniziando a vedere collaborando con altre persone ad un paio dei miei progetti.
Uno sta proseguendo con sviluppi interessanti, grazie all’entusiasmo dell’altra persona, e questo mi fa capire quanta leva possano dare più persone a un progetto.
Un altro, decisamente ambizioso, fa fatica a decollare proprio per mancanza di presa sugli altri, senza il mio entusiasmo tutto pare fermarsi.
E questo è interessante, perché è forse il progetto a cui sono più legato e il fatto che fatichi a trovare negli altri un traino di qualche tipo dovrebbe farmi riflettere sulla bontà dell’idea stessa.
È la prima volta che vedo i progetti come entità separate da me, come idee che vorrei veder diventare più grandi anche mentre io mi allontano un attimo.
Forse sta qui la differenza tra l’essere freelance e l’avere un’impresa, separare le idee dalla persona.
Non è facile, e spero che questo rant cancelli l’illusione che chi lavora in proprio sta sempre a mille e stia vivendo la vita dei sogni in ogni istante.
Io, nel dubbio, domani sera mi metto offline per qualche giorno e me ne vado al mare.