Cosa ho imparato dal secondo ritiro nomade

C’è una cosa che provo a fare da un po’ nei miei video, ovvero parlare come se non avessi paura del giudizio di chi li guarda.

La paura ovviamente c’è, e il giudizio pure, ma questo allenamento continuo mi aiuta a togliermi delle maschere e delle sovrastrutture mentali.

Ora, quando ho organizzato il primo ritiro nomade, volevo solo fare l’esperimento di un evento dal vivo con quella community che era nata per caso attorno al mio canale.

Ci avrei messo del mio, dal lavoro nella natura alla meditazione, ma senza esperienza ed essendo anche abbastanza asociale non sapevo come sarebbe andato.

È andato benissimo, non grazie a me ma all’insieme di tutte le persone che eravamo.

Pensavo che la sintonia fosse dovuta principalmente al venire dallo stesso settore, abbracciando anche un modo di lavorare un po’ più alternativo.

In questo secondo ritiro ho ipotizzato qualcosa di diverso.

Unconference
Unconference del ritiro nomade

Già al primo ritiro avevo avuto la sensazione di poter parlare di qualunque cosa, di non sentirmi mai giudicato male e anzi ascoltato quando avevo qualcosa da dire, cosa rara nella mia vita.

E ho pensato dipendesse dal fatto che avessi organizzato io, che le persone arrivassero dai miei video, e ovviamente in parte era così.

Ma osservando meglio questa cosa l’ho notata in tutti, ognuno poteva fare la domanda che si vergognava di fare, raccontare la cosa che stava sognando di fare, starsene anche solo zitto senza il dovere di dover dire qualcosa.

Mi è sembrato che ognuno di noi volesse solamente sentirsi libero di essere se stesso.

Non un developer, non un freelance, non un imprenditore, nessuna etichetta davanti al nome.

E questa situazione mi ha permesso di imparare davvero tanto, è come se anche molti bias che ho quando qualcuno mi vuole spiegare qualcosa non ci fossero stati, potevo ascoltare davvero.

Allora forse il ritiro nomade è stato una sorta di stanza dello spirito e del tempo di Dragon ball, dove il tempo scorre diversamente e puoi concentrarti solo a vedere da che parte vuoi andare nella vita prendendo spunto dagli altri.

Ma anche volando più bassi, un gruppo di amici che per 4 giorni possono fare i cazzoni senza alcun pensiero sulla terza guerra mondiale e ricaricare le batterie interiori.

Non so quando e come sarà una prossima edizione, io queste cose continuo a non sapere come si fanno.

Ogni volta che ho inviato il form per organizzare era come alle feste di compleanno da bambino, in cui fai gli inviti e speri che ci siano gli amici a cui tieni di più. O quantomeno che ci venga qualcuno.

Però ho la sensazione che per una marea di coincidenze sia nata questa cosa, qualunque cosa sia, che un paio di volte all’anno può tirarci fuori da tutto.

Tanta roba.

Scritto ascoltando:
Gorillaz - On Melancholy Hill