Ma che problemi hanno i developers
Io capisco che l’AI sia un tema controverso.
C’è chi ne è spaventato, chi la snobba e vive bene, chi ha cambiato il suo modo di lavorare in pochi mesi.
Io per esempio ci lavoro ogni giorno, cerco di studiare come possa aiutarmi a creare prodotti, a semplificarmi il lavoro per terzi, potenziare i miei progetti.
Uno strumento, molto interessante, innovativo, in veloce evoluzione. Stop.
Eppure, c’è chi deve rompere le palle.
Un altro gasato che non sa neanche dove mettere le mani
Tutti campioni con l’AI. Io non riesco a farci un cazzo
Non è vero! Mi sembrate tutti pazzi!
Ecco, se ne parli così ti sarà arrivata la marchetta…
Sono solo alcuni dei simpatici commenti ad un video in cui semplicemente dico che sta diventando uno strumento fondamentale nel flusso di lavoro dei developers.
Non che sia magia e che siamo finiti, ma che sta diventando sempre più importante.
Non che io abbia avuto una visione, ma che alcuni tra i migliori developers al mondo ne abbiano iniziato a sottolineare l’importanza.
Non che costringa le loro madri a battere per strada, ma che delle reti neurali possono svolgere la scrittura del codice al posto nostro.
Certo che la questione crea problemi nel breve: meno assunzioni, nuovo paradigma di formazione di junior e studenti, modifica radicale dei processi aziendali.
E certo ci sono mille incognite: serviranno meno devs o faremo cose diverse? arriverà ancora più in là o si fermerà a determinate competenze? come approcciare lo studio all’informatica?
Io osservo e studio, ascolto e cerco di capire come funziona tutto sotto il cofano, mi rende sempre un po’ più chiara la direzione in cui potrebbero andare le cose.
E condivido cosa imparo, i dubbi che mi vengono, chiacchiero di quello che succede: un ottimo modo per non farsi sommergere da rivoluzioni tecnologiche (come già accaduto in passato) ma farsi trovare pronti.
Ma mettiamo che invece non pensi davvero sia una tecnologia interessante per il mio ruolo di developer.
Facciamo che scrive codice di pessima qualità, il mio lavoro peggiora e sono talmente bravo da considerarle IN TOTO una perdita di tempo.
Ma che vita inutile dovrei avere per andare sotto i video di qualcuno e insultarlo?
Capisco argomentare, capisco snobbare e passare oltre, ma dover esprimere la propria rabba esistenziale che minchia di valore ti porta?
Mi fa poi ridere quando iniziano thread tra di loro riferendosi a me come “Lui” per cercare di sminuirmi ancora di più.
Una volta ci rimanevo malissimo.
Poi ho iniziato a cancellarli.
Ora li leggo divertito.
Io gli insulti me li becco perché parlo in pubblico, e va benissimo così.
Ma credo il problema stia nel prendere troppo sul serio le cose.
Mi piace un sacco quando qualcuno mi condivide un suo progetto in cui sta sperimentando qualcosa di nuovo.
Oppure confrontarci su come utilizzare l’AI con qualche agente nuovo per provare a lavorare meglio.
Ma con tutto l’entusiasmo che posso metterci, rimane un bel mezzo per cercare di vivere una vita piacevole.
Guadagnare quanto serve per fare belle esperienze con la mia famiglia, organizzarmi il lavoro per fare una passeggiata in un bosco, dedicarmi a lettura e musica.
Ci penso a volte che se avessi pochi mesi di vita, probabilmente l’informatica sparirebbe dalla mia vita.
Questo mi fa spesso mettere in dubbio il mio lavoro, ma poi nel riflettere sull’equilibrio di tutte le cose ogni pezzo prende il suo posto.
E scervellarmi dietro ad un progetto digitale, mettendoci in mezzo cose che non conosco, mi da un bel senso di soddisfazione.
Ancora di più quando condiviso, come al workshop appena fatto con Jaga o ancora meglio al ritiro nomade settimana prossima.
Tutte scuse per passare del tempo di qualità con persone positive.
E anche quelle ci sono nei commenti nei video, quindi va benissimo così.