Come sarebbe la mia vita ideale? Unico limite: no soldi infiniti

Ancora nel mood da inizio dell’anno, ieri mi sono trovato a chiacchierare con un amico.

Imprenditore, 2 figli, nomade digitale da quando la parola manco esisteva.

Per me parlare con lui vuol dire parlare con qualcuno che si è già fatto le mie stesse domande, ha già trovato delle risposte, le ha sperimentate ed è andato oltre.

Dopo 3 ore a confrontarci sui progetti di vita, a condividerci le domande e i dubbi su viaggi, figli, homeschooling e progetti, mi chiede:

Come vivresti se potessi scegliere tutto liberamente? Unico limite: non hai soldi infiniti

Il caso vuole che quest’anno, senza aver fatto liste di propositi o retrospettive varie, abbia deciso di farmi la stessa identica domanda e stamparmela in testa.

Colosseo
Il Colosseo visto da dentro è ancora più imponente, Roma

Rispetto alla classica “Cosa faresti se non dovessi lavorare” questa domanda mi costringe a immergermi nella mia reale vita, a pensare in pratica a come la renderei migliore.

E lì ad aspettare c’è subito una seconda domanda: e perché non lo stai facendo oggi?

Per provare ad iniziare a rispondere l’ho destrutturata: dove vivrei, che progetti porterei avanti, che persone frequenterei, quali attività mi piacerebbe coltivare.

E ovviamente immergere ogni domanda nella realtà mia soggettiva rende il tutto molto complesso, per esempio:

Tutte le domande di vita nel mio caso coinvolgono la mia famiglia, aggiungendo una quantità di variabili da rendere molto complesso il problema (vivere nella natura? o in città? e la vita sociale? le attività culturali? le amicizie? etc etc)

Sul lavoro è un tema che analizzo da anni, le questioni le conosco ormai.

Freelancing o dipendente? Precarietà e libertà o sicurezza e compromessi?

Lavorare per altri, potendomi concentrare solo sulle mie competenze, oppure dare vita alle mie idee, assumendomi l’onere di far funzionare e rendere sostenibili i miei progetti?

Più scavo, più progetto futuri alternativi e più le domande collassano su una sola: perché faccio tutto questo?

Bello fare il freelance, bello il Saas, i video, insegnare, ma perché faccio tutto questo? Per avere soldi da spendere? Per imparare cose nuove? Per aiutare gli altri? Per avere più tempo libero? Libero per fare cosa?

Attenzione però, non sono domande retoriche ma domande reali a cui provare a rispondermi realmente.

E ogni volta a cui arrivo ad una semi-risposta, scatta la prova pratica: e perché non lo sto facendo? Oppure, cosa mi serve per farlo oggi? Per migliorarlo?

È sorprendente a quante domande la risposta sia “lo posso già fare” e questo mi porti ad apprezzare molto di più quello che già ho e che per distrazione rischio di non godermi.

Per tutto quello che invece devo ancora costruire, queste domande spostano sempre più in là l’asticella, la maggioranza dei limiti che mi sono sempre posto esistono solo nella mia testa.

I progetti sono tanti e affascinanti, dal freelancer part time all’aprire un camping per lavorare da remoto, dal creare un saas a settimana al fare volontariato con i dev, e molte cose manco si escludono a vicenda, grande fortuna di noi che lavoriamo nel digitale.

La cosa più complicata sarà mantenere entusiasmo nell’esplorare soluzioni senza arrendersi davanti alla complessità della domanda, ma inizio a sospettare che il bello del gioco stia proprio qui.

Scritto ascoltando:
Ballad of Sir Frankie Crisp (Let it roll) - George Harrison