Di nuovo in ritiro per un nuovo progetto. Ma che figata è?
Questo lo ricorderò come l’anno dei ritiri.
Uno a gennaio per pianificare l’anno, il ritiro nomade con la community, il ritiro in solitaria…
E ora sono di nuovo in ritiro, questa volta per lanciare un nuovo progetto.
Sta cosa dei ritiri mi ha svoltato la vita, spiego.
Negli anni ho provato diversi metodi per cercare di portare avanti progetti a cui tenevo.
Solitamente le possibilità erano altissime che finissero in uno di questi 2 modi: o abbandonati o burnout (e quindi poi odio e abbandono).
“Perché vuoi fare troppe cose insieme” era spesso un’ottima descrizione del problema.
Ma ho anche passato periodi dietro “THE ONE THING”, un progetto solo. Cambiato poco.
Quest’anno ho iniziato l’anno dedicando 3 giorni alla pura riflessione di cosa volessi fare nella mia vita.
È stato illuminante, e allo stesso tempo non c’ho azzeccato per nulla.
Mi sono ritrovato in Sardegna in primavera, luogo ideale per avere momenti di riflessione, a capire che la direzione non era ancora quella giusta per me.
Al ritiro nomade poi ho osservato tante altre persone come me (molto simili a me) ognuno a tentare di indirizzare la propria bussola interna.
Al ritiro in solitaria ho fatto un ulteriore reset. Cancella tutto, fai silenzio, cerca l’essenziale.
Da lì forse per la prima volta mi sono concesso quello che scrivevo settimana scorsa, ovvero di cercare solo quello che mi entusiasma.
E ho scoperto che semplicemente mi entusiasma fare un sacco di cose: suonare, viaggiare, leggere, fare video, programmare, insegnare, fare community, cose che mi incuriosiscono (disegno? scrittura? stampa 3d?).
Che si fa? A cosa si rinuncia? Si cerca di nuovo il burnout?
La prima cosa che mi viene in mente è: ma chissene frega.
Che bello poter fare le cose che mi piacciono, anche se non hanno senso, anche se non sono produttive, anche se non portano soldi.
Ma per quei progetti che richiedono lavoro, concentrazione, energie per partire?
Se c’è una cosa che ho imparato è che bisogna sfruttare quel momento (molto breve) in cui un progetto ci sembra un’ottima idea.
In quel momento bisogna metterlo giu, creare il minimo che serve e farlo uscire nel mondo, o come dicono quelli bravi validarlo.
Ho provato a portare avanti cose per mezz’ora al giorno per settimane, e quasi sempre si spegneva la fiamma e morivano.
Invece un bel focus di 3-4 giorni per mettere le basi mi permette di avere quanto basta per non farlo morire e “vedere come va”.
Alcune cose basta dedicarsi un weekend, magari 2 mattini, e tirare giù quello che serve.
Altre volte invece serve uno sforzo più grande, ed ecco che entra in gioco un ritiro.
Un luogo sconosciuto (magari nella natura), zero distrazioni, un obiettivo chiaro di risultato che si vuole raggiungere e basta.
Questo come prima cosa mi alleggerisce le mie giornate da quel senso di colpa del procrastinare: mi ci dedicherò in un preciso momento, oggi non ci penso.
Inoltre mi permette di creare tante cose, di veder prendere vita a delle idee che sarebbero rimaste tali senza quel momento di alta concentrazione.
E questo diventa un loop positivo, mi viene voglia di creare e fare.
Vedo che questi ritiri influenzano la mia vita quotidiana, dove mi concedo il lusso di concentrarmi su una singola cosa, per quanto inutile, ma che mi fa stare bene.
È come se fosse un allenamento intensivo di presenza mentale nelle cose che faccio.
E questo, di fatto, mi fa sentire libero di poter scegliere cosa voglio fare, senza il peso di cosa dovrei fare.