Come studiare cose nuove?

Ieri mi sono messo in live a vedere strumenti di modellazione 3D.

Molti mi hanno chiesto: qual è l’obiettivo? che ci devi fare?

E sembra strano dirlo ma niente, non ci devo fare niente.

È il puro gusto di imparare qualcosa di nuovo.

Fino ad un paio di anni fa mettermi a imparare cose nuove era un disastro.

E non parlo solo di programmazione, in generale.

Ricordo che mi perdevo dietro a mille tutorial e corsi, che lasciavo sempre a metà o manco iniziavo.

Non sapevo mai cosa avesse senso studiare e cosa no, se mi convenisse approfondire qualcosa o qualcos’altro.

Compravo libri su metodi e argomenti a caso a cui poi non davo seguito.

E anche quando studiavo qualcosa, non riuscivo ad arrivare al punto di padroneggiare abbastanza quella cosa.

Ora è diverso.

Se prima sentivo il peso di studiare qualcosa, ora sono eccitato davanti a tutte le cose che posso imparare.

Cosa è cambiato?

Urbino
"Non li ho letti tutti ma tutti li ho amati", Carlo Bo

Non c’è ovviamente una tecnica magica, ma credo sia l’insieme di tante cose fatte negli anni.

Innanzitutto ho accettato che nella vita non si possa imparare tutto, concetto liberatorio.

Poi ho diminuito distrazioni e cattive abitudini, serve fare spazio per mettere cose nuove nella testa.

Questo è per me un punto fondamentale, ci martello sopra tra meditazione, lettura e ritiri vari che faccio.

E lo faccio perché mi accorgo di quanto facilmente riesco a perdermi, soprattutto in un periodo stressante.

Anche perché non è sbagliato rilassarsi e cazzeggiare, ma il problema è che il mondo vuole la nostra attenzione in tutti i modi, quindi è una battaglia costante.

Una volta svuotata la testa, che ci metto dentro?

Ho iniziato ad utilizzare approcci diversi con materie diverse.

Per esempio, nella musica ho passato anni da autodidatta a fare pochi progressi.

Con la chitarra me la cavavo ma senza evolvermi, il pianoforte sognavo di suonarlo ma non sapevo da dove iniziare.

E ho passato anni tra video online, tutorial e tablature.

La svolta è stata andare da insegnanti privati.

Trovare delle persone che sono esperte, sanno cosa ti serve per progredire e lo fanno adattando il loro metodo a te.

E anche su questo, livelli diversi richiedono insegnanti diversi.

Per il pianoforte mi serviva qualcuno per iniziare da zero, un insegnante abituato a ricominciare con pazienza.

Per la chitarra mi serviva qualcuno esperto in qualcosa di specifico, appassionato di un genere che volevo approfondire.

In 2 anni ho fatto quello che non avevo fatto nei 10 anni prima, dannato me.

Non si può però pagare insegnanti privati per qualsiasi cosa (ma consiglio di farlo dove si vuole davvero fare un salto).

Da autodidatta che si fa?

Nella programmazione ho trovato 3 chiavi di volta.

La prima è stata creare dei progetti completi (miei o di altri).

Arrivare fino alla fine di qualcosa mi obbliga a guardare cose che non avrei visto, studiare argomenti che manco sapevo esistessero.

Volevo approfondire Next e integrare un sistema di pagamento, e ci ho fatto il mio sito di corsi.

Ora sono cose che faccio facilmente per i miei clienti.

Volevo fare un’app desktop (mai fatta) e studiare meglio l’integrazione AI, ed è nato Pensarium.

Se qualcosa è troppo complesso, vale il consiglio di prima (cerco esperti e ci parlo direttamente).

Ma per la maggior parte delle cose posso cercare nello specifico cosa mi serve e impararlo (dal come si crea un app da zero alla cosa più specifica).

La seconda cosa che mi ha aiutato tanto è stata provare a spiegare le cose agli altri.

Anche questo banale, ma mi obbliga a:

  • strutturare cosa mi serve sapere di una materia
  • imparare a coglierne l’essenziale
  • farlo mio ed esporlo chiaramente

Ho imparato tantissimo insegnando e facendo video.

La terza è sicuramente la cosa più importante: ho imparato a studiare per il solo gusto di farlo.

“Ho sempre voluto fare un video gioco” -> fai un video gioco.

“Voglio capire come funziona l’ai” -> fai qualcosa con l’ai.

“Voglio fare un modello 3d” -> la live di ieri.

Ed è vero, la programmazione mi piace ma non come la musica o altri argomenti più divertenti.

Ma è la competenza con cui lavoro, ed essere sempre più bravo non solo mi da soddisfazione professionale (ed economica) ma crea in maniera intrinseca interesse.

Studiare mi permette di risolvere problemi sempre più complessi e creare progetti sempre più ambiziosi.

E più imparo e più diventa facile studiare, è una reazione a catena.

E riprendendo vari punti messi prima, non mi serve diventare un teorico della programmazione, e mi va bene così.

Mi eccita molto di più l’idea di creare un app per fare un trucco di magia per mio figlio, che fare un saas per guadagnare big money.

Imparo molto di più così, anche se sicuramente guadagno di meno.