Come sono cambiate le cose in un anno
La cosa bella di fare journaling è che posso confrontare quello che sto vivendo nel presente con il me del passato.
Ieri l’ho fatto, ho provato a guardare esattamente cosa scrivevo un anno fa, ad ottobre 2024.
Come al solito, cercavo di portare avanti tanti progetti in parallelo.
E nelle mie giornate c’era sempre il tentativo di fare ordine, con una sorta di ansia che ho percepito anche solo leggendomi.
Tante liste, qualche lamento, frasi di incoraggiamento per rimanere sul pezzo.
E oggi cos’è cambiato?
Cerco ancora di portare avanti tanti progetti.
Anzi, forse pure più ambiziosi di quelli di un anno fa.
Eppure ho la sensazione che sia cambiato tutto.
Le mie giornate sono lente, mi perdo dietro a cose che non hanno nessuna importanza.
Non faccio più liste giornaliere, l’analisi dei progetti la faccio una volta al mese.
Sono molto rilassato, medito di più, faccio lunghe passeggiate e al mattino sto un’ora a prepararmi il porridge (grazie al ritiro).
Eppure non ho rinunciato alla mia voglia di fare cose, tutto sta andando avanti con un ottimo ritmo.
Ci ho pensato tanto: cosa è cambiato?
È bastato confrontare la lista dei progetti di un anno fa con quella di oggi.
Prima osservazione:
Metà erano progetti lavorativi, un cliente principale e 2 sotto progetti (di cui uno manco pagato).
La motivazione non era fare più soldi, ma essere sicuro di avere clienti per non rimanere col culo per terra se salta uno.
Oggi è rimasto un solo cliente per qualche ora, stop.
Cliente che finirà tra non molto, e la cosa non mi spaventa. Anzi.
Quando ho scelto di lavorare in proprio, volevo crearmi una vita su misura, fuori dall’ordinario.
Volevo tempo per me, libertà di viaggiare e di decidere come passare le mie giornate.
Non volevo più soldi e un tot di clienti da dovermi gestire ogni giorno.
Ora mi sembra di aver accettato davvero la precarietà di essere freelance, ho chiaro perché lo faccio.
E ho anche scoperto la bellezza del fare il freelance part time, cosa che raramente mi sono concesso.
Meglio tardi che mai.
Seconda osservazione:
Lavoravo a progetti miei che non erano davvero miei.
Provo a spiegarmi.
Per esempio l’anno scorso in questo periodo davo il massimo su Youtube, fare più video e live possibili entro fine anno.
E la cosa ha funzionato alla grande, tante views e tanti iscritti.
C’era solo un piccolo problema: non mi piaceva affatto fare video così.
Era una continua corsa, e soprattutto parlavo di cose di cui non mi andava di parlare.
Questo bisogna fare no? Azzeccare i trend, fare tanti contenuti, essere veloci.
Ma quindi era quello l’obiettivo? Fare tanti iscritti? Fare tante views?
Per cosa, diventare famoso? Guadagnare dagli sponsor? Vendere corsi?
Youtube stava solo diventando un altro lavoro.
Ma non è per questo che lo faccio.
Youtube l’ho faccio per condividere quello che imparo e divertirmi a creare qualcosa di veramente mio.
Se imparo React, ci sta parlare di React, ma se imparo che mi sono rotto di lavorare per gli altri, devo parlare di quello.
Se di una notizia non me ne frega niente, non voglio mettermi a registrare il video per primo.
Voglio perdere ore a scegliere una canzone per 5 secondi di video, anche se fa un centesimo delle visualizzazioni di una news di AI.
Da lì meno iscritti, meno views.
Ma anche più chiacchierate con persone davvero interessanti (via mail o in call).
Tante belle occasioni di community, tra tutte il ritiro nomade.
Ok, non ci faccio soldi, ma sticazzi!
Tutti i progetti che sto facendo ora hanno come unico scopo quello di fare qualcosa che mi entusiasma.
E, incredibile ma vero, sono in generale più entusiasta di farle.
Osservazione finale
Per riassumere, lavoro di meno e faccio solo cose che mi piacciono.
A scriverlo sembra maledettamente banale.
Però non lo facevo.
E forse è per questo che non sono spaventato dal rimanere senza clienti, dal fare progetti che non hanno lo scopo di funzionare a tutti i costi.
Se sono entusiasta dei progetti che faccio, troverò sempre un modo di far funzionare le cose.
Anche essere produttivo diventa una conseguenza senza bisogno di liste: non vedo l’ora di fare tutte le cose che sto facendo ora.
Qualcuno giustamente dirà: “Ne riparliamo tra un anno, senza clienti e senza nuove entrate”.
E forse sta qui la differenza.
Un anno fa proiettavo clienti e progetti per paura di quel “tra un anno”.
Ora invece mi vado a preparare il porridge.