I miei 5 giorni di ritiro

La giornata era scandita dal programma che mi ero preparato.

La sveglia alle 4.30.

Il tempo di riprendermi, poi 2 lunghissime ore di meditazione.

Completo silenzio, per la prima ora non ci sono neanche gli uccellini, solo vento.

Sapevo che sarebbe stata dura, mai meditato così a lungo, ma devo ammettere l’ho patita più di quanto pensassi.

Mi obbligo, la schiena e le gambe fanno un male cane, ma arrivo alla fine.

Riprendo sensibilità alle gambe, un po’ di yoga e movimenti per tornare vivo.

Poi un’ora di colazione, un’intera ora in cui dover solo preparare qualcosa e mangiare, senza youtube o telefono.

Il momento più bello della giornata.

Anche perché dalla finestra vedo uno spettacolo incredibile: una palla rosso fuoco che si alza dal mare. Prima è buio, poi appare una fetta, poi tutta la palla.

5 giorni di silenzio, meditazione e scrittura
Cenesi, Cisano sul Neva, Savona
È il momento dell'ora d'aria, una passeggiata molto lenta.

Non posso uscire dal villaggio in cui mi trovo, a quell’ora ci sono i vecchietti che parlano con la portinaia.

Cammino avanti e indietro per le 2 vie sterrate del villaggio, il panorama è bello ma annoia dopo poco.

Mi appunto il tutto facendo journaling, si torna a meditare.

Arriva il pranzo, e pago l’errore più grande della mia organizzazione: ho portato cibo di merda.

Non ho la macchina e dovevo portarmi nello zaino l’occorrente per sopravvivere 5 giorni: riso, un po’ di seitan e tofu, legumi e verdure in scatola. Schifo.

Dopo aver sistemato e riposato un minimo, un’altra passeggiata, questa volta via libera e si esce.

Lì di fianco c’è un bel sentiero in mezzo agli ulivi, posso andare avanti per mezz’ora e incontrare solo ulivi.

5 giorni di silenzio, meditazione e scrittura
Ulivi di Cenesi

Torno indietro, torno a meditare.

Poi mi metto a scrivere, in 5 giorni ho tirato fuori tante cose successe in questi anni.

È l’orario peggiore, qui la noia della giornata è ai massimi.

Infatti il terzo giorno sclero, vado in crisi.

Non vedo il senso di cosa sto facendo, mi manca la mia famiglia, sono disgustato dalla cena che si avvicina.

Ma perché mi sono venuto a incarcerare qui? Con tutte le cose che potevo fare, che ne so, un cammino da qualche parte, un trekking di 5 giorni, un viaggio in bici.

No, mi sono chiuso in una casa obbligandomi a non fare niente. Mi metto sempre in difficoltà da solo.

Mi incazzo con me stesso, inizio a scrivermi una lettera per tirarmi tutto addosso.

Volevo vedere cosa succedeva a rimanere solo con me stesso ed eccomi accontentato.

Il quarto giorno però facciamo pace, io e quello che mi ha costretto a venire qui.

Capisco perché lo ha fatto.

Ora qui potrebbe partire una parte sull’illuminazione che ho avuto.

Su cosa ho capito sul tempo, sulla meditazione, sulla bellezza di stare bene con me stesso non facendo niente.

Su quanto rumore ci sia ogni giorno nella mia vita, e nella mia testa.

Ma mi ricordo di essere pur sempre un coglionazzo per mettermi ad insegnare la vita, e mi fermo qui.

Ci tengo però a dirti che dovresti farlo assolutamente.

Magari non così, più lungo, più breve, in un centro di meditazione, in barca, vedi tu.

Ma prova a togliere tutto per qualche giorno, nessun input.

E vedi cosa succede.

Io, per rinfrescare la memoria, voglio farmi questo regalo almeno una volta al mese, anche solo per un giorno.

5 giorni di silenzio, meditazione e scrittura